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arcVision 8 – Movimento

Scandali finanziari, crisi dei valori capitali e volatilità dei mercati. Il sistema economico internazionale è  alla ricerca di nuovi equilibri per imprese socialmente responsabili.

In questo numero

Equilibri geo-politici sconvolti, teorie economiche erose, mercati in subbuglio. La scena mondiale è davvero prossima ad un lungo medioevo? In un contesto dove le priorità sembrano smarrite interrogarsi se sia meglio il local o il global è rincorrere un falso problema, poiché la ricetta per una soluzione equa è alquanto difficile da prevedere. Ciascuno assuma le proprie responsabilità e agisca nel merito delle proprie competenze, come suggerisce Lorenzo Sacconi che vede nell’estensione del concetto di governance consapevole uno dei punti di maggior rinnovamento etico. La distribuzione equa delle risorse è un punto fermo cui nessuno può sottrarsi, compresi anche giganti rivelatisi dai piedi d’argilla, come Enron che, osserva Luigi Spaventa, ha rappresentato l’11 settembre delle Borse, toccando il fondo nell’inganno degli investitori. Ma la strada degli scandali pare non finire. Che fare? W. Michael Hoffman e Dawn-Marie Driscoll non hanno dubbi e propongono di recepire come lezione per il futuro ciò che hanno insegnato gli ultimi eventi ma anche di “non confondere la responsabilità sociale di un’impresa con la sua conduzione etica”. Local o Global? L’interrogativo, anche se non prioritario, è comunque strisciante in ogni settore. Ma un punto fermo viene dalla riflessione del Nobel Amartya Sen: non si deve confondere la globalizzazione con l’occidentalizzazione, per non cadere in atteggiamenti clamorosamente antistorici.
Il clima è in tensione anche nella cultura del costruire. Lo sguardo sul futuro è contemporaneamente carico di aspettative emozionanti ma anche di perplessità sul come muoversi per non esagerare sul tasso di “materia” virtuale. Individuare le linee di forza delle dinamiche progettuali contemporanee è come addentrarsi nel cosmo dei linguaggi compositi, nel caos del cyberspazio dove tutto è possibile, a patto che ci si liberi di un passato fortemente contaminato di presente, in forme più o meno paludate ma pur sempre insidiose. Occorre quindi scegliere: o la rassicurante presenza del passato affidandoci a metafore contemplative o accettare l’instabilità del Movimento, che è anche il tema di questo numero di arcVision dedicato alle infrastrutture. In tal senso Maurizio Vogliazzo, nella sua introduzione Il Futuro è mobile, suggerisce mobilità totale, anche del pensiero, laddove invece si tende a permanere aspettando chissà cosa, mentre si dovrebbe partire dal punto di eccellenza in cui si è arrivati, per poi balzare con maggior slancio ancora più avanti. Per esempio, come l’arte di operare con il cemento: “Che – come scrive Vogliazzo – ci è stata ormai sottratta da europei più bravi di noi, più colti perché in grado di valutare il peso e l’importanza delle cose ”.