“L’arcVision Prize è unico nel suo genere” – Abitare

“L’arcVision Prize – Women and Architecture è unico nel suo genere” su Abitare di marzo 2017 un bellissimo racconto delle passate edizioni.

Di seguito alcuni estratti dell’articolo di Chiara Maranzana, A caccia di grandi talenti, “Abitare”, (n 562) marzo 2017, 130-135.

La giuria dell ‘edizione 2016 dell’arcVision Prize. Da sinistra, Shaikha Al Maskari, Martha Thorne, Vera Baboun, Yvonne Farrell, la coordinatrice Ofelia Palma, il direttore scientifico Stefano Casciani, Louise Hutton, Odile Decq, Suhasini Mani Ratnam, Daniela Hamaui, Benedetta Tagliabue. A caccia di grandi talenti, “Abitare”, Marzo 2017

 

 Perché un premio di architettura al femminile?

« L’arcVision Prize – Women and Architecture è unico nel suo genere. Ha premiato quattro progettiste che si sono distinte per la capacità di connettere ricerca, innovazione, sostenibilità ambientale e attenzione al sociale. Lo ha fatto attraverso uno screening planetario che ha portato alla ribalta grandi professioniste, spesso sconosciute, e ottima architettura. »

Jennifer Siegal, la vincitrice dell’edizione 2016 dell’arcVision Prize

 

Angela Deuber, vincitrice dell’edizione 2015 dell’arcVision Prize

 

Inês Lobo, vincitrice dell’edizione 2014 dell’arcVision Prize

 

Carla Juaçaba, vincitrice della prima edizione dell’arcVision Prize, 2013

Le nominees

« Sono competenti, responsabili, multidisciplinari, capaci di coniugare ambiente e tecnologia, materiali e forma, stile ed efficienza. Esercitano in tutto il mondo, innovando gli approcci, costruendo relazioni, introducendo nuovi valori estetici e culturali dell’architettura. Sono state scovate nei cinque continenti dagli advisor dell’arcVision Prize […] che in quattro anni hanno esaminato i lavori di oltre 160 progettiste. »

La giuria

« …elemento fondamentale dell’arcVision Prize. Cinque architette – Odile Decq, Yvonne Farrell (Grafton), Kazuyo Sejima (Sanaa) – poi sostituita da Louise Hutton – Benedetta Tagliabue (EMBT) e Martha Thorne (direttrice del Pritzker Prize) – e alcune figure “laiche”: dalla prima edizione Shaikha Al Maskari, imprenditrice araba, Vera Baboun, sindaca di Betlemme e Samia Nkrumah, presidentessa del centro panafricano Kwame Nkrumah e attivista politica ghanese; l’imprenditrice francese Victoire de Margerie nel 2015 è stata sostituita da Suhasini Mani Ratnam, attrice indiana, e nel 2016 si e aggiunta la giornalista italiana Daniela Hamaui. »

La Fondazione Pesenti

« Unico nel suo genere, il  premio entra ora in una fase nuova: […] passato alla Fondazione Pesenti insieme ad altre iniziative. Che ne sarà al momento non è dato sapere, ma e certo che sarebbe un vero peccato non avesse un futuro. »

abitare.it

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